Reverse Charge e Autofattura 2010

Definizione

Il Reverse Charge indica il meccanismo dell’inversione contabile: in sostanza la parte cedente emette una fattura in cui non viene evidenziata né l’ aliquota né importo  iva, mentre la parte cessionaria (che assume la veste di debitore d’imposta) deve integrare la fattura rilasciata dal cedente indicando aliquota ed importo dell’imposta ed è tenuta al versamento della imposta stessa e dell’adempimento del disposto di cui all’articolo 17, comma 5 del d.P.R. n. 633\1972.

Photo Credits: flickr.com/photos/ambro91/

Ora il nuovo comma 3 dell’art. 17 sopra citato amplia le ipotesi in cui si applica il reverse charge, includendo anche i soggetti domiciliati nei Paesi dell’Unione Europea e comprendendo sia le cessioni di beni sia le prestazioni di servizi.

L’autofatturazione (quindi del cessionario) consiste nell’emettere un documento (autofattura) in unico esemplare, riportante la base imponibile, l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta dovuta.

Il meccanismo del reverse charge prevede che il cessionario/committente nazionale divenga, per l’Erario, il debitore dell’IVA. Al momento della liquidazione periodica dell’imposta (mensile o trimestrale), il contribuente italiano può far valere, contestualmente al debito IVA, anche la detrazione, che, ove spettante integralmente, di fatto comporta la neutralizzazione dell’operazione dal punto di vista fiscale.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato (nella Circolare n. 12/E del 12/03/2010) che, in luogo dell’emissione di un’autofattura, è consentita l’integrazione della fattura emessa dal prestatore UE, “fermo restando l’obbligo di rispettare le regole generali sul momento di effettuazione dell’operazione”.
La fattura, integrata con l’indicazione dell’imponibile e dell’imposta, va annotata sul registro delle fatture emesse / corrispettivi nonché in quello degli acquisti.

Meccanismo di funzionamento

Operativamente, il cessionario/committente italiano che ha acquistato beni o servizi da un soggetto non residente:

  • riceve dal cedente/prestatore un documento non rilevante ai fini IVA;
  • emette apposita autofattura (in unico esemplare) addebitando l’IVA;
  • annota l’autofattura nel registro delle fatture emesse (entro 15 giorni dall’emissione per le fatture immediate ed entro 15 giorni dal termine di emissione e con riferimento al mese di consegna/spedizione);
  • annota l’autofattura nel registro delle fatture di acquisto entro il 16 del mese successivo a quello di ricevimento e, comunque, non oltre il termine di presentazione della dichiarazione annuale in cui si è esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta.

Sanzioni

In caso di mancata emissione della prevista autofattura, oltre al pagamento dell’IVA, si rendono applicabili specifiche sanzioni. In particolare, la normativa attualmente in vigore prevede due tipi di sanzioni:

  • una più grave, dal 100% al 200% dell’imposta relativa all’acquisto di beni e servizi soggetti al peculiare regime dell’inversione contabile, che trova applicazione in tutti i casi in cui l’imposta non sia stata assolta direttamente dal contribuente (né applicando il meccanismo dell’inversione contabile né in altro modo ancorché irregolare), se non a seguito di verifica o controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, ovvero di ravvedimento spontaneo;
  • una più lieve, pari al 3% dell’imposta, che trova applicazione, invece, in tutti i casi in cui l’IVA sia stata assolta, anche irregolarmente; si tratta, ad esempio, dei casi in cui il cessionario/committente ovvero il cedente/prestatore abbiano versato l’imposta nei modi ordinari, anziché assolverla secondo il meccanismo dell’inversione contabile.

In caso di ravvedimento spontaneo (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997), il contribuente dovrà versare, ancorché in misura ridotta, la sanzione pari al 100% dell’imposta, se la stessa non è stata in alcun modo assolta, ovvero la sanzione pari al 3% se, invece, l’imposta è stata assolta ancorché irregolarmente.

Caso pratico

La società Gamma Ltd, soggetto non residente, effettua una prestazione di servizio territorialmente rilevante (art. 7-ter, Decreto IVA) nei confronti della società Beta Spa.

Beta deve provvedere, quindi, ad emettere autofattura, in un unico esemplare, integrando l’importo ed evidenziando l’IVA.

Esempio Autofattura

Esempio Autofattura

L’autofattura dovrà quindi essere annotata sia sul registro delle fatture emesse sia sul registro degli acquisti, rendendo così neutrale l’operazione ai fini IVA.

Annotazione nel registro delle fatture

Annotazione nel registro delle fatture

Dal punto di vista contabile, si rileva, invece, la seguente scrittura:

Annotazione contabile autofattura

Annotazione contabile autofattura

A tal proposito, si consiglia di utilizzare per la registrazione un codice Iva specifico, fornito dal proprio gestionale, in modo da classificare separatamente questa categoria di acquisti di beni e servizi.

Tale distinzione è opportuna sia per la compilazione dei nuovi modelli Intrastat, sia per l’appropriata collocazione nei righi della Dichiarazione Iva.

, , , ,

3 Responses to Reverse Charge e Autofattura 2010

  1. Lillo 11 gennaio 2012 at 18:36 #

    Salve,
    sto acquistando con partita Iva un computer da una società internazionale che in UE ha sede in Francia, ma ha anche una “Sede centrale per l’IVA in Italia”. Mi dicono che nel mio caso vale l’inversione contabile, e che NON devo poi far fare la pratica Intrastat, poiché i beni acquistati si trovano comunque sul suolo nazionale italiano. Vi risulta questo fatto dell’Intrastat evitabile?
    grazie
    L.

    • maria teresa 26 gennaio 2012 at 09:59 #

      Ho avuto lo stesso problema e la stessa risposta dal fornitore.Ho fatto delle ricerche e credo che sia giusto NON fare l’INTRASTAT. Mi piacerebbe avere risposta da qualche esperto……

Trackbacks/Pingbacks

  1. Reverse Charge per Telefoni Cellulari e Personal Computer solo per Vendite all’Ingrosso | Sherman & Partners News - 15 marzo 2011

    [...] [...]